La mia passione per la saga dello Strigo in ogni sua forma, mi porta ad essere di parte, e attratto verso qualsiasi cosa indossi il marchio del Lupo Bianco o ne narri le gesta. Non potevo ovviamente mancare di una copia di The Witcher: Il Vecchio Mondo, il nuovo gioco da tavolo a tema, e nonostante ci sia già un articolo presente in questo blog, ho voluto dedicare ulteriore spazio a questo gioco in scatola, per aggiungere qualche dettaglio al nostro precedente articolo!
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Ogni volta che salgo le scale per andare in mansarda, entrando cosi nella piccola tana che contiene tutti i nostri giochi da tavolo e il grande tavolo preso a posta per le serate in famiglia o con gli amici, e butto l’occhio sulla mia kallax dove in cima a tutto c’è la scatola di The Witcher: Il Vecchio Mondo, mi viene voglia di mettermi subito a fare una partita.

E di partite ne abbiamo fatte, principalmente tutte in compagnia di amici, riuscendo cosi ad assaporare e approfondire diverse sfaccettature del gioco.

In questo articolo voglio fermarmi un attimo in più su alcuni aspetti del gioco, cercando di dare un parere il più distaccato possibile, cosi da dare a chiunque stia leggendo, qualche spunto di riflessione in più, in modo da valutare al meglio un possibile acquisto o meno di questo gioco da tavolo.

Se invece non avete la minima idea di che gioco sia, allora vi lascio il link al nostro articolo più tecnico, nel quale vediamo le meccaniche del gioco!

Un gioco fatto per osare, dove viene premiato chi prova, ma con i giusti tempi

The Witcher: Il Vecchio Mondo è un gioco che unisce molto bene 2 cose: una parte narrativa con delle scelte da fare, tipica dei giochi di ruolo, ma ovviamente più leggera e meno invasiva, con un sistema di deck building e costruzione del mazzo VERAMENTE figo. Onestamente non mi vengono in mente altri termini per definire tutto ciò. Sicuramente c’è già qualcosa di simile in giro, io non ne sono al corrente, tuttavia trovo la scelta sull’utilizzo delle carte fatta da Go On Board semplicemente geniale.

Quando ho letto il regolamento e mi sono reso conto che il mio mazzo di carte avrebbe rappresentato la fonte di attacco da usare contro i mostri, e allo stesso tempo la vita del mio Witcher durante il combattimento, non ho afferrato bene cosa avrebbe significato. A mano a mano che giocavo partite però, ho iniziato a capire l’importanza di scegliere le carte giuste dal display alla fine di ogni turno, in quanto ogni Witcher, può sviluppare uno stile di combattimento tutto suo a seconda delle carte che possiede nel mazzo.

Potete dar vita a un combattente solido e difensivo, capace di sfiancare i mostri assorbendo decine di danni, e vincendo i combattimenti per sfinimento, cosi come potreste invece sviluppare un Witcher estremamente veloce, capace di pescare tante carte, aumentando le possibilità di innescare lunghe combo, o ancora potreste inserire nel mazzo molte carte di attacchi pesanti, per colpire in maniera cattiva con poche carte, provocando molti danni. Le possibilità sono davvero tante, e sta solo a voi decidere come sfruttarle.

Questo fa si che il gioco risulti asimmetrico, ma non dal principio a seconda del personaggio di inizio del giocatore (in realtà è cosi ma in modo poco rilevante in quanto la singola abilità unica del Witcher non è cosi “potente” da stravolgere lo stile di gioco, almeno nei suoi primi 2-3 livelli) ma grazie alle scelte fatte dal giocatore stesso durante il corso della partita. La sensazione di crescita del proprio personaggio è molto forte, e decisamente appagante al termine dei combattimenti.

Tuttavia, ogni mazzo che si rispetti ha bisogno di tempo per essere creato, e The Witcher: Il Vecchio Mondo non è un gioco che premia chi perde tempo, a meno che di comune accordo i giocatori non scelgano un round dopo il quale iniziare a muoversi per la ricerca dei trofei.

Giocato come deve essere giocato, The Witcher: Il Vecchio Mondo è più una corsa che altro, dove i giocatori devono ottenere 4 trofei prima degli altri, e l’unico modo per riuscirsi è osare. Attendere troppo, significa restare indietro, ma allo stesso tempo affrontare un mostro potente prematuramente, significa quasi sicuramente morte certa.

Ultimo aggiornamento 2024-02-22

The Witcher: Il Vecchio Mondo non è per tutti

Durante le mie innumerevoli serate e pomeriggi in famiglia, ho giocato a centinaia di giochi in scatola. Non sono un tuttologo in materia, molte cose mi sono sconosciute, addirittura intere categorie di giochi che non voglio affrontare per scelta (i mastodontici cinghiali in stile Starcraft per esempio), tuttavia di questa categoria ne ho giocati davvero molti, e The Witcher: Il Vecchio Mondo li batte tutti nel fattore tempo.

Siamo davanti a un gioco proibitivo da questo punto di vista, dove una partita in 2 giocatori supera tranquillamente le 2 ore. Le nostre partite fatte in 5 giocatori sono durate più di 5 ore. Ma signori miei, se il gruppo c’è, è propenso e non fatica a spendere ore al tavolo, il tempo volerà via che è una meraviglia.

I tempi possono essere accorciati se ognuno pianifica le proprie mosse e comincia la sua fase 1 durante la fase 3 del giocatore precedente, come suggerito dal regolamento. Inoltre le carte esplorazione, azione che verrà fatta MOLTE volte durante le partite (obbligatoria se non potete combattere o meditare) aiuta a coinvolgere tutti, in quanto ci si può ruotare nella lettura delle carte stesse, dando quindi una sensazione di essere sempre partecipi nel gioco, anche fuori dal proprio turno.

E nelle fasi avanzate della partita, quando l’esplorazione inizierà a diminuire e aumenteranno i combattimenti, anche in questo caso gli altri giocatori potranno essere sempre attivi, prendendo le parti del mostro attaccato.

Sicuramente l’aumento dei giocatori influisce sul tempo, aumentando di moltissimo la durate finale del gioco, però cavolo, le partite a 5 sono state le più belle. Combattimenti continui tra i Witcher, anche per semplice vendetta, partite a poker, scommesse sull’esito degli scontri e tanto altro. Insomma, la scalabilità mette in risalto entrambe le facce della medaglia, ma secondo noi, merita tantissimo giocato al numero massimo di giocatori.

Ma cosa non ci è effettivamente piaciuto?

The Witcher: Il Vecchio Mondo non è un gioco privo di difetti, specialmente se decidete di affidarvi alla semplice versione base del gioco. La campagna kickstarter è stata lunga, piena di dubbi e paure, ma nonostante tutto è arrivata alla fine, portando nelle case di tutti i backers il loro gioco nelle più disparate versioni.

Chi ha fatto l’all-in ha sputato un rene per pagarlo, ma col senno di poi c’ha guadagnato, portando a casa una quantità di materiale extra davvero enorme, capace di espandere un gioco già di suo importante.

Chi invece ha puntato alla versione retail, dopo un po’ potrebbe iniziare a provare qualche segno di cedimento. Le espansioni infatti oltre ad ingrandire il mondo di gioco e inserire nuove modalità e meccaniche, servono anche per sanare alcune problematiche.

La più importante è sicuramente quella relativa ai mostri. Quest’ultimi non si muovono lungo la mappa, sono statici, fermi e non è raro vedersi soffiare la preda da un altro Witcher perché semplicemente è riuscito ad arrivare prima di voi. Inoltre il mazzo usato dai nemici in combattimento è uguale per tutti, sia che stiate affrontando uno dei primi mostri, sia che siate contro un pericoloso Leshen. Alcune carte attacco del mazzo fanno più o meno danni a seconda del livello del mostro che affrontate, ma dal punto di vista tematico siamo sempre di fronte a morsi o cariche. Un approfondimento maggiore del mostro introducendo attacchi diversificati e debolezze avrebbe giovato sicuramente a tutto il flusso di gioco. E infatti in una delle espansioni viene aggiunto tutto ciò.

Ultimo aggiornamento 2024-02-22

Un altro problema è quello delle carte evento, che dopo un po’ vi troverete a girare e dire “Ah ma questa l’abbiamo già fatta”, buttandola via e cercandone un’altra. Qua probabilmente invece di fare mazzi su mazzi di carte, un libretto degli eventi in stile This War of Mine non sarebbe stato male. Tuttavia anche in questo caso, se aggiungete una delle espansioni avrete il triplo delle carte a disposizione.

Potremmo andare avanti con altri esempi, come l’ambientazione delle Isole Skellige, inserita in un’espansione dedicata, i maghi, anche qui messi a parte, persino la famosa Rutilia, il cavallo di Geralt, è a parte.

L’universo che gira attorno a The Witcher: Il Vecchio Mondo è veramente enorme, ricco di ambientazioni, storie, popoli e tanto altro ancora. Capiamo benissimo che inserire tutto in un unico gioco da tavolo è impossibile, però la sensazione è davvero quella, per chi si mette a confrontare la versione base con quella comprensiva di tutte le espansioni, che sia stato fatto il gioco intero, per poi iniziare a tagliare e togliere.

Probabilmente è cosi, ma questo potrebbe “infastidire” alcuni perché al contrario di altri giochi che partono bene, con tutto quello che serve, per poi ingrandirsi e basta con le espansioni, qua il fatto che molti dei difetti citati vengano corretti dalle espansioni, la dice lunga. Un conto è fornire un gioco a posto per poi distribuire elementi aggiuntivi, un conto è distribuire elementi basici successivamente. Probabilmente mi sbaglio e la faccenda non è andata in questo verso, ma la sensazione che sia cosi rimane.

Ma quindi lo prendo o no?

Eh, questa è una bella domanda. Siamo davanti a una risposta veramente soggettiva. Gli appassionati, i fan, non dovranno farsi scappare questo titolo. Comunque il lavoro fatto da Go On Board è egregio, dalla realizzazione di tutti i componenti, alla cura messa in tutti i mini eventi narrativi delle carte esplorazione. Le illustrazioni sono stupende, la mappa è fantastica e la sensazione di continua crescita del personaggio a mano a mano che il mazzo si gonfia è molto appagante. Inoltre il sistema di combattimento richiama davvero lo stile di combattimento dei videogiochi. Vi ritroverete molto in questo senso se avete giocato la trilogia, ripercorrendo tutte le varie tappe che vi hanno portato a bere pozioni prima degli scontri, lanciare i segni, schivare, deflettere i danni con Queen, tirare una bomba per fare grossi danni e tanto altro.

Se leggendo questo primo paragrafo vi sentite chiamati in causa, prendete The Witcher: Il Vecchio Mondo a occhi chiusi, fate l’investimento, cercate la versione deluxe con le miniature dei mostri (giocare senza e con i soli token è tristissimo) e fatevi un regalo di Natale in ritardo ma di un certo spessore.

Tutti questi presupposti vi faranno passare sopra il problema della durata, dei mostri statici e tutti uguali da affrontare e della mancanza di alcune parti presenti nelle espansioni (da considerare inoltre che pare ci sia la possibilità, dato il successo del gioco, che Pendragon in futuro porti anche le espansioni in retail, al momento in possesso solamente a coloro che le hanno scelte durante la campagna kickstarter).

Ma se le gesta e la saga dello Strigo non hanno mai fatto per voi, e più di tanto l’ambientazione e la parte narrativa non vi interessano, allora è meglio che indirizziate la vostra ricerca in altri titoli. I fattori precedentemente citati potrebbero diventare veramente uno scoglio insormontabile, portandovi alla rivendita del gioco nel giro di poche partite.

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Ultimo aggiornamento 2024-02-22

Scheda Tecnica

Contenuto della confezione

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