KOI, come costruire un piccolo laghetto giapponese sul tavolo da gioco!

Se siete stanchi dei soliti combattimenti fantasy, delle tonnellate di dadi da tirare o della caciara tipica dei party game, significa che state cercando un gioco da tavolo capace di rilassare e distendere i nervi. Con KOI potrete vivere un abbassamento del volume e un invito a rallentare, facendovi trasportare per qualche minuto in uno degli aspetti più famosi della cultura giapponese.

KOI - scheda del gioco

Anno

2025

Giocatori

1 - 4

Durata

45 minuti

Autori

Rosaria Battiato, Massimo Borzì, Martino Chiacchiera

Artisti

Emiliano Castellano

KOI, il gioco da tavolo di DV Games ideato da Rosaria Battiato, Massimo Borzì e Martino Chiacchiera, appartiene decisamente a questa categoria di giochi rilassanti. Qui non dobbiamo conquistare territori, sconfiggere avversari o costruire un impero. Dobbiamo invece creare un laghetto ornamentale, ampliarlo tessera dopo tessera, popolarlo di carpe Koi e cercare di trasformarlo nell’habitat più armonioso e redditizio possibile.

KOI è indicato per 1-4 giocatori, con un’età consigliata a partire dai 10 anni. La durata dichiarata si aggira intorno ai 45 minuti, anche se questa tempistica può variare ovviamente a seconda del numero di partecipanti.

Ma attenzione a non confondere la sua atmosfera rilassante con un’esperienza priva di mordente.

Sotto la superficie di questo laghetto apparentemente tranquillo si nasconde infatti un gioco di piazzamento tessere, gestione delle risorse, drafting e ottimizzazione, nel quale ogni scelta può condizionare quelle successive. E proprio come accade in un vero giardino giapponese, anche in KOI la posizione di ogni elemento conta.

Dopo averlo provato ed esserci cimentati in più partite tra famiglia e gruppo di amici, siamo pronti a parlarvene!

KOI: un laghetto da costruire, una partita da ottimizzare

Il concetto alla base di KOI è semplice da comprendere e assimilare già dalla prima partita.

Ogni giocatore veste i panni di un allevatore di carpe e parte da una piccola sorgente, che rappresenta il punto iniziale del proprio laghetto. Da qui dovrà progressivamente espandere il bacino utilizzando tessere acqua, fogliame, ninfee, sponde e lanterne, aggiungendo naturalmente le protagoniste assolute del gioco: le carpe Koi.

Il tema prende ispirazione dall’immaginario dei giardini orientali e dalla cultura delle carpe ornamentali, considerate simboli di perseveranza e virtù. DV Games specifica correttamente che si tratta di un’ispirazione libera alle culture orientali, senza pretese di accuratezza storica.

Ed è una precisazione importante, perché KOI non vuole essere un gioco storico o simulativo.

Vuole piuttosto ricreare quella sensazione di equilibrio e armonia che associamo ai giardini giapponesi, trasformandola in un puzzle competitivo, restando all’interno di una sfera pacata dalle tempistiche rilassate.

Il paragone con Bonsai, realizzato dallo stesso trio di autori, viene quasi spontaneo. Anche in questo caso il giocatore deve costruire qualcosa di bello attraverso il piazzamento di tessere, gestendo contemporaneamente risorse e obiettivi. Nel caso di KOI però ci troviamo davanti a quella che sembra essere una vera e propria evoluzione del gioco, inserendo maggiori elementi da considerare che allo stesso tempo non complicano e non appesantiscono il gameplay.

La differenza è che qui non stiamo modellando un albero.

Stiamo costruendo un piccolo ecosistema.

E questo cambia parecchio il modo in cui affrontiamo la partita.

Cosa c'è nella scatola di KOI?

  • 1 tabellone
  • 4 plance Sensei
  • 4 tessere Sorgente
  • 170 tessere Laghetto
  • 21 tessere Carpa
  • 30 Monete
  • 12 segnalini Fortuna
  • 48 carte da gioco
  • 4 carte Riassuntive
  • 10 carte Obiettivo
  • 26 tessere Obiettivo
  • 6 tessere espansione Magazzino
  • 1 blocchetto segnapunti
  • libretto delle regole

Componenti: quando la scatola mantiene le promesse

Se c’è un aspetto nel quale KOI riesce a sorprendere immediatamente, è quello della componentistica.

La scatola contiene una quantità di materiale decisamente importante: 170 tessere laghetto, 21 tessere carpa, 30 monete, 12 segnalini fortuna, 48 carte da gioco, 10 carte obiettivo, 26 tessere obiettivo, quattro plance Sensei, quattro tessere sorgente, sei tessere di espansione del magazzino, quattro carte riassuntive, un blocchetto segnapunti e il regolamento.

Insomma, non siamo davanti a una scatola che punta tutto sulla semplicità della componentistica.

E il motivo diventa evidente non appena iniziamo a montare il gioco.

Le tessere sono il cuore visivo della nostra costruzione e permettono di creare progressivamente un laghetto composto da acqua, vegetazione, ninfee, sponde e altri elementi decorativi.

Ma sono soprattutto gli elementi tridimensionali a regalare al gioco il suo vero effetto wow.

Le lanterne, i ponti e gli altri elementi che emergono progressivamente dal nostro laghetto contribuiscono a trasformare una semplice plancia personale in qualcosa che, a fine partita, assomiglia realmente a un piccolo plastico. E vi assicuro che da parecchia soddisfazione guardare la propria opera a fine partita.

Tuttavia è giusto citare anche ciò che non funziona. Le 21 tessere carpa sono molto belle ma si poteva fare di meglio. Realizzate in materiale trasparente a rappresentare le carpe Koi di tre differenti dimensioni, appaiono segnate e di facile usura. Forse solo un difetto della nostra copia? Ce lo auguriamo per voi.

La loro presenza sul tavolo aggiunge profondità alla costruzione e rende particolarmente soddisfacente vedere il laghetto popolarsi durante la partita, ma allo stesso tempo si prova un leggero fastidio nel vedere questi esagoni trasparenti tutti segnati. Sembra quasi che la stampa del disegno tenda a staccarsi da un momento all’altro. Nulla di problematico, tuttavia rimane una piccola macchia in quello che è un lavoro pressoché perfetto.

Tornando a ciò che è bello invece, facciamo un plauso per il comparto artistico.

Le illustrazioni di Emiliano Castellano utilizzano colori e forme capaci di trasmettere quella sensazione di calma che KOI vuole comunicare. Non abbiamo una grafica aggressiva o sovraccarica: tutto sembra studiato per mantenere l’idea di un ambiente naturale ordinato e armonioso.

E quando il gioco è completamente apparecchiato, l’effetto è notevole.

È uno di quei titoli che funzionano anche semplicemente come oggetto da osservare sul tavolo.

Regole e meccaniche: Meditare o Lavorare?

Il bello di KOI è che, almeno a livello superficiale, tutto sembra estremamente semplice.

Durante il proprio turno il giocatore deve scegliere tra due azioni fondamentali: Meditare oppure Lavorare. Niente di più, niente di meno. Molto facile quindi, almeno sulla carta.

Ed è proprio da questa scelta che nasce gran parte della profondità del gioco.

Meditare
Meditare significa fermarsi, osservare ciò che abbiamo a disposizione e preparare il nostro prossimo passo.

In termini di gioco significa scegliere una delle carte disponibili sul tabellone centrale. La posizione della carta nella fila determina le risorse, gli eventuali bonus e il costo o beneficio associato alla scelta.

Le carte possono permettere di ottenere tessere, monete, carpe o altri vantaggi necessari a sviluppare il proprio laghetto.

Il punto interessante è che il mercato è condiviso.

Prendere una carta non significa quindi semplicemente aggiungere una risorsa alla propria riserva: significa anche modificare ciò che sarà disponibile per gli altri giocatori.

Una decisione apparentemente personale può quindi avere conseguenze sul tavolo.

Ed è qui che entra in gioco il tempismo.

A volte la carta perfetta per il nostro piano è disponibile immediatamente, ma richiede di rinunciare a qualcosa. Altre volte conviene aspettare, sperando che la situazione cambi.

Lavorare
Se Meditare rappresenta la fase di preparazione, Lavorare è il momento in cui il nostro progetto prende realmente forma.

Attraverso la propria plancia Sensei, il giocatore dispone di azioni che permettono di utilizzare le risorse accumulate per ampliare il laghetto, posizionare tessere e aggiungere le carpe.

Il Sensei non è semplicemente una plancia personale.

Le sue abilità modificano il modo in cui possiamo sviluppare il nostro laghetto e contribuiscono a rendere le possibilità di costruzione differenti da giocatore a giocatore.

A questo si aggiungono le carte Aiutante, che possono essere attivate durante l’azione Lavorare e permettono di concatenare ulteriori azioni.

È qui che KOI inizia a mostrare il proprio lato più strategico.

Un turno ben preparato può permettere di fare molto più di quanto sembrasse inizialmente possibile, trasformando una semplice espansione del laghetto in una piccola sequenza di azioni concatenate.

Obiettivi e punteggio: la bellezza deve anche pagare

Naturalmente, creare il laghetto più bello non basta.

KOI è pur sempre un gioco competitivo e alla fine della partita sarà necessario trasformare la nostra opera in Punti Vittoria.

Gli obiettivi introducono condizioni variabili che cambiano di partita in partita e spingono i giocatori a cercare configurazioni differenti.

Questa componente è importante per evitare che il gioco si trasformi semplicemente in una gara a chi riesce a costruire il laghetto più grande.

Bisogna invece capire cosa premia la partita corrente e cercare di adattare il proprio progetto.

Anche le pergamene contribuiscono al sistema di punteggio, offrendo ulteriori criteri da perseguire.

La conseguenza è una buona variabilità strategica.

Il laghetto che costruiremo in una partita potrebbe essere completamente diverso da quello della sessione successiva, così come gli elementi sui quali ci si vorrà concentrare per fare punti.

Opinione finale di KOI

KOI è un gioco che fa una cosa molto precisa e la fa con una coerenza notevole.

Non vuole essere aggressivo. Non vuole essere spettacolare nel senso classico del termine. Non vuole riempire il tavolo di conflitti.

Vuole semplicemente farci costruire qualcosa di bello, mettendoci però davanti a una serie di decisioni strategiche sufficientemente interessanti da impedire all’esperienza di trasformarsi in un semplice esercizio estetico.

E questo equilibrio è probabilmente il suo pregio maggiore.

La prima cosa che rimane impressa è naturalmente la produzione. Ci sono giochi che sembrano belli in fotografia e giochi che, una volta apparecchiati, riescono a superare le aspettative. KOI appartiene alla seconda categoria. Le carpe trasparenti, le numerose tessere e gli elementi tridimensionali rendono la costruzione del laghetto progressivamente più appagante.

Probabilmente si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio per quanto riguarda la tessere trasparenti delle carpe, le quali tendono a rovinarsi facilmente, ma niente di tragico tuttavia da minare la qualità del prodotto.

Ma fermarsi alla grafica sarebbe un errore.

Sotto quel laghetto così tranquillo c’è un puzzle di ottimizzazione piuttosto interessante.

La scelta tra Meditare e Lavorare è semplice da capire, ma richiede di pianificare il proprio turno. Bisogna accumulare le risorse giuste, sfruttare gli Aiutanti nel momento opportuno senza sprecarne le azioni, gestire lo spazio del proprio magazzino e soprattutto decidere quando è il momento di trasformare le risorse accumulate in una nuova porzione del nostro habitat.

Anche il sistema degli obiettivi funziona bene nel dare una direzione alle partite.

E proprio qui troviamo uno degli elementi che più contribuiscono alla rigiocabilità: non possiamo semplicemente adottare sempre la stessa strategia e aspettarci che funzioni.

D’altra parte, KOI potrebbe non convincere chi cerca interazione diretta e forte conflitto.

Il confronto tra i giocatori è prevalentemente indiretto e, per alcuni, potrebbe risultare quasi troppo educato. Alla fine KOI è un solitario di gruppo, nel quale l’unico dispetto che si può fare è prendere una carta già sotto osservazione da un giocatore successivo.

Anche il ritmo può risultare particolare.

KOI non è un gioco che vuole tenere il giocatore costantemente sotto pressione. È costruito attorno a una progressione lenta e ragionata, nella quale ogni elemento del laghetto viene aggiunto poco alla volta.

Per alcuni sarà esattamente il suo fascino.

Per altri potrebbe risultare un’esperienza eccessivamente pacata.

Personalmente, però, credo che sia proprio questa identità a renderlo interessante.

KOI non cerca di essere cattivo. Cerca di essere elegante.

E lo fa attraverso un sistema sufficientemente semplice da essere affrontato senza paura, ma abbastanza ricco da offrire soddisfazione quando iniziamo a vedere le connessioni tra tessere, carpe, obiettivi e risorse.

Se avete amato Bonsai, il collegamento è praticamente inevitabile. Se invece cercate un gioco competitivo dove i vostri avversari possano massacrare il vostro lavoro dopo quaranta minuti di partita… probabilmente questo non è il laghetto che state cercando.

Se, al contrario, vi piace l’idea di sedervi al tavolo, prendere qualche tessera, sistemare una Koi nel posto perfetto e pensare per qualche minuto alla prossima mossa mentre il vostro piccolo ecosistema prende forma, KOI potrebbe essere esattamente il gioco che stavate aspettando.

E di questi tempi, rallentare un po fa solo che bene.

Immagine di Michele Rondina

Michele Rondina

Mi chiamo Michele, sono un grafico e web designer con una passione sfrenata per i giochi in scatola. Costringo mia moglie, "la professoressa", ad aiutarmi con i giochi da tavolo per quanto riguarda la prima lettura del regolamento, anche se non vorrà mai ammettere che le piace particolarmente questo compito! Poi però ce le suoniamo di santa ragione in partite all'ultimo punto, anche se preferiamo i cooperativi, più pacifici come genere!

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